Approfondimenti | Basilea 2

Basilea 2 non è l’indicazione di una nuova urbanizzazione, né il richiamo della più famosa fiera d’arte del mondo.
Più del 50% degli imprenditori non sa che cosa sia e ciò dipende anche dall’impegno insufficiente, rispetto all’importanza dell’argomento, posto in essere dalle istituzioni al fine di divulgarne almeno i tratti essenziali.
Basilea 2 è un accordo internazionale entrato in vigore il primo gennaio 2008 che definisce i requisiti patrimoniali che le banche devono avere in relazione ai rischi assunti dalle stesse nell’attività di finanziamento.
In base a questo accordo le banche dei paesi aderenti dovranno classificare i propri clienti in base al rischio degli stessi e ciò attraverso procedure di rating per poi successivamente, in relazione al livello di rischio dei crediti accordati, accantonare quote di capitale.
Basilea 2 non nasce dal nulla, ma è la risposta ai gravi problemi avuti da diversi istituti di credito in seguito ad una gestione poco accorta delle politiche di finanziamento e ai diversi e non aggiornati metodi valutativi del rischio legato ad ogni operazione di finanziamento.
In sostanza non esistevano criteri omogenei ed oggettivi a livello internazionale per valutare se chi chiedeva un credito sarebbe stato in grado di ripagarlo, entro quanto tempo e quale reddito avrebbe generato il finanziamento per la Banca.
Il precedente accordo di Basilea I valutava le aziende in base a criteri troppo semplici che alla prova dei fatti si sono rilevati adeguati; si consideravano -ad esempio- il patrimonio, da quanto tempo esisteva l’impresa, la sua capacità di rimborsare, senza però considerare il settore merceologico o ancora in quanto tempo l’impresa, sulla base del finanziamento, avrebbe generato reddito.
Altri e più raffinati strumenti erano necessari per comprendere il mercato, le dinamiche che lo regolano e il modo con cui i nuovi protagonisti dell’economia mondiale interagiscono tra loro.
Con il nuovo accordo si è mirato a porre rimedio alla situazione in essere con l’intento primario di garantire la stabilità del sistema bancario e dell’economia mondiale.
Basilea 2 ha però anche lo scopo di attivare un nuovo rapporto di cooperazione ed integrazione tra banca ed impresa fondato su uno scambio di informazioni reali, da aggiornare continuamente, in vista degli obiettivi di crescita dell’azienda e -non ultimo- dei risparmiatori. Per raggiungere tale obiettivo si dovevano individuare regole semplici atte a rafforzare il legame di reciproca fiducia tra impresa e banca, informazioni veritiere, situazioni oggettive, capaci di contemperare i contrapposti  interessi in vista di crescita del sistema.
Con le regole fissate da Basilea 2 i costi e l’ammontare del finanziamento bancario dipenderanno dal profilo di rischio dell’impresa che sarà misurato facendo riferimento a dati quantitativi e qualitativi.
In primo luogo si farà riferimento al bilancio. Sarà però data importanza anche all’organizzazione aziendale, al management, ai prodotti, al mercato ove opera l’impresa e soprattutto ai rapporti precedenti dell’impresa debitrice con il sistema creditizio e specificatamente le modalità di utilizzo degli affidamenti, l’esistenza e frequenza degli sconfini, la  percentuale di insoluti.
Fino ad oggi il bilancio veniva considerato un obbligo civilistico/fiscale più che una verifica della reale situazione aziendale ed uno strumento di comunicazione dell’impresa. Con Basilea 2 cambia radicalmente il valore di questo documento facendo del bilancio un mezzo di comunicazione verso l’esterno e  verso il sistema bancario/commerciale.
Il bilancio fornisce tutta una serie di informazioni relative alla capitalizzazione, all’indebitamento, alla redditività ed in definitiva sulla solvibilità dell’azienda.
Un bilancio che evidenzia un capitale sociale minimo, un conto economico negativo o quasi allarmerà il sistema bancario e con le nuove regole il maggior rischio del finanziamento farà sì che la banca, oltre che fissare un diverso rating, sarà portata a chiedere garanzie accessorie superiori a quanto abitualmente praticato.
Il nostro sistema bancario -è esperienza comune- anche quando il finanziamento è richiesto da una società di capitali che gode di un adeguato patrimonio aziendale, è solito richiedere l’ulteriore garanzia fideiussoria dei soci. Anziché valutare l’impresa e la capacità di rientro, la richiesta di garanzie accessorie è diventata quasi una regola soprattutto per le imprese di modeste dimensioni. Con Basilea 2 questa prassi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) diminuire. La presenza di adeguati parametri patrimoniali dovrebbe di per sé essere sufficiente alla concessione di finanziamenti.
Il risultato delle procedure di analisi e valutazione del rischio cliente e della produttività del possibile credito concesso è il “rating” che individua la c.d. “probability of default”.
Ad un rating molto alto (AAA) corrisponderà un accantonamento di capitale più basso e quindi a un finanziamento economicamente meno impegnativo per la banca (e quindi meno oneroso per il cliente finale), al contrario, ad un rating basso (CCC), corrisponderà un accantonamento maggiore e una conseguente maggiore difficoltà della banca nel concedere il finanziamento (che in ogni caso sarebbe più oneroso per il cliente).

Per concludere, per le imprese e per gli imprenditori Basilea 2 è un bene o un male?
Secondo la maggior parte dei commentatori le novità introdotte dalla nuova normativa sono da considerarsi positive non solo per effetto del realismo delle analisi del rapporto rischio/redditività, del suo continuo aggiornamento, ma specialmente per l’instaurando rapporto tra le aziende e la banca e la necessità dell’impresa di ben considerare in termini di investimento e sviluppo il ricorso al credito. Questo meccanismo, tuttavia, finisce per trasformare la banca in una sorta di consulente dell’impresa; rapporto che potrebbe degenerare determinando un’ingerenza degli istituti di credito nelle scelte strategiche e portando a una mancanza di autonomia dell’imprenditore.