Diritto Contrattuale | La disciplina e i vizi della cosa venduta

Nello scorso numero abbiano illustrato come fra gli obblighi del venditore (art. 1476 codice civile) vi sia quello di garantire il compratore dai vizi della cosa venduta.
Infatti, nella vendita di cosa (soprattutto di beni mobili), il più frequente inadempimento del venditore consiste nel consegnare al compratore una cosa affetta da vizi (in parole semplici, difettosa).
Il venditore è invece tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore.
I vizi consistono dunque in imperfezioni materiali della cosa tali da incidere sulla sua utilizzabilità o sul suo valore; da notare per altro come non tutti i vizi possono avere una loro rilevanza in quanto, la norma in commento, dichiara rilevanti solo quei vizi che diminuiscono il valore del bene (indipendentemente dal fatto che essi incidano oppure no sul suo funzionamento), oppure lo rendano inidoneo all’uso a cui è destinato (anche se non assolutamente inutilizzabile).
Ovviamente non è dovuta la garanzia se al momento del contratto il compratore conosceva i vizi della cosa (in quanto, in questo caso, li ha accettati); parimenti non è dovuta la garanzia se i vizi erano facilmente riconoscibili (questo però non vale qualora il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi).
Qualora un soggetto venda un bene affetto da vizi, il compratore potrà chiedere a sua scelta:
- a) la risoluzione (cioè lo scioglimento) del contratto: in questo caso l’acquirente dovrà restituire la cosa, mentre il venditore dovrà restituire il prezzo e rimborsare al compratore le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita;
- b) la riduzione del prezzo, riduzione che sarà ovviamente proporzionata alla gravità del vizio;
- c) risarcimento dei danni (da aggiungersi alle richieste di cui sopra che sono alternative fra loro).
Ma la cosa più importante da ricordare in tema di consegna di un bene viziato  è che il compratore deve denunciare i vizi al venditore entro 8 giorni dalla scoperta.

Detto termine potrà essere anche diverso qualora le parti o la legge abbiano stabilito diversamente; ad esempio, nel caso di vendita di beni ai consumatori finali, il termine per la denuncia dei vizi è di 60 giorni, ma al di fuori di detto caso (e quindi nelle vendita fra imprenditori!) vige il termine di 8 giorni.
La denuncia dei vizi (cioè la comunicazione al venditore che la merce consegnata è viziata) non è soggetta a particolari formalità, potendo essere fatta anche verbalmente e per telefono; tuttavia poiché spetta al compratore dimostrare la tempestività della denuncia (cioè di aver rispettato il predetto termine), è opportuno che la contestazione sia sempre fatta per iscritto, possibilmente tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
Pare poi opportuno rammentare che la denunzia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio o l’ha occultato.
Tuttavia, anche in questo caso, è sempre bene inviare per posta la contestazione in quanto il venditore potrebbe in futuro negare di aver riconosciuto il vizio (ovviamente se questi dichiara per iscritto che riconosce il vizio, nessuna denuncia scritta è più necessaria).
La disciplina in materia di vizi, ha però un altro termine che si deve tenere bene a mente ovverosia quello entro il quale il compratore dovrà introdurre l’azione giudiziaria di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo.
L’art. 1495 c.c. stabilisce infatti che l’azione si prescrive in un anno dalla consegna.

Unica eccezione a detta norma è il caso in cui il venditore agisca in giudizio nei confronti del compratore per ottenere il pagamento del prezzo (evidentemente non pagato dal compratore); anche in questo caso è però necessario che il vizio sia stato denunciato nel termine di 8 giorni dalla scoperta e prima del decorso dell’anno dalla consegna.
Altro caso di inadempimento del venditore si ha allorché questi venda un bene privo delle qualità promesse o di quelle essenziali per l’uso sono destinate.
In questo caso il compratore ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.
Da rammentare che anche nel caso di merce priva delle qualità promesse o essenziali è necessaria la contestazione nel termine di 8 giorni e si applica il termine di prescrizione di un anno dalla consegna della merce.
La disciplina di cui sopra è quella applicabile al contratto di compravendita in generale, in primis fra quelli stipulati fra imprenditori; detta normativa non è invece applicabile nel caso di vendita di beni al consumo cioè laddove il venditore sia un professionista (un imprenditore) e l’acquirente un consumatore.
In questo caso la normativa applicabile sarà quella del Codice del Consumo (art. 128 e segg.) che prevede un trattamento di favore nei confronti del consumatore; ma di detta normativa ci occuperemo nel prossimo numero.