Diritto Contrattuale | Il contratto di leasing

Il contratto di leasing, di derivazione anglosassone, appartiene alla categoria dei contratti atipici, negozi giuridici che hanno fatto l’ingresso nel diritto contemporaneo a causa dell’impossibilità delle tradizionali figure contrattuali di coprire le esigenze sollecitate dai nuovi meccanismi socio-economici. Nel nostro paese il debutto di questa fattispecie risale ai primi anni ’60 e da allora la crescita del fenomeno è stata costante: attraverso la stipulazione di contratti di leasing le imprese sono infatti state in grado di trovare dei canali di finanziamento alternativi ai soliti canali bancari in modo da procurarsi una serie di beni strumentali all’esercizio di impresa senza ricorrere a costose immobilizzazioni di capitali. La nozione di “leasing” è impiegata per denominare una serie molteplice di figure contrattuali (leasing operativo, finanziario, mobiliare, immobiliare, etc.), la cui varietà si deve o alla tipologia di settore economico presso il quale il negozio viene utilizzato, oppure ad alcune particolarità di contenuto che i singoli accordi rivelano. Non essendo possibile trovare nel Codice una disciplina organica in relazione alla fattispecie ora in esame, il legislatore ha per la prima volta esplicitamente descritto il leasing (con riferimento al leasing agevolato di impianti industriali) nell’art. 17 comma 2 della lg. 2 maggio 1976 n. 183, il quale viene considerato come “un’ operazione di locazione di beni mobili e immobili, acquistati o fatti costruire dal locatore, su scelta e indicazione del conduttore, che ne assume tutti i rischi, e con la facoltà di quest’ultimo di divenire proprietario dei beni locati al termine della locazione, dietro il versamento di un prezzo prestabilito.” In altre parole il bene deve essere acquistato o fatto costruire dal concedente, su scelta e indicazione dell’utilizzatore e l’utilizzatore vanta nei confronti del bene stesso un diritto di opzione. La tipologia di leasing di gran lunga più usata e sulla quale ci soffermeremo maggiormente è il leasing c.d. finanziario, avente come oggetto beni mobili o immobili. Dal punto di vista strutturale questa operazione contempla la partecipazione attiva di tre soggetti: l’impresa di leasing (concedente), l’utilizzatore (concessionario) e il fornitore o costruttore del bene oggetto dello stesso rapporto di leasing. Il contenuto del contratto in esame può avere per oggetto beni mobili o immobili: l’impresa che necessita di un bene lo sceglie direttamente presso il fornitore o produttore. In seguito alla richiesta del futuro utilizzatore, la società di leasing, la quale non è mai fornitrice/produttrice del bene, lo acquista (in caso di immobili lo fa costruire) e lo concede in godimento al richiedente. Si può quindi dire che la società di leasing svolge un funzione di finanziamento all’impresa ed il rischio imprenditoriale inerente la solvibilità dell’utilizzatore è garantita dalla proprietà del bene oggetto del contratto. Il canone di leasing comprende le spese di gestione, gli interessi sul capitale investito e l’ammortamento dovuto alla spesa sostenuta: l’importo totale dei canoni copre quindi l’intero costo del bene. Una volta scaduto il contratto, l’utilizzatore potrà chiedere il rinnovo del contratto a canoni ridotti, acquistare il bene ad un prezzo molto basso oppure restituire il bene oggetto del contratto. Da quanto affermato sopra, appare evidente la ragione per cui questa figura contrattuale venga utilizzata frequentemente: il leasing ha infatti la finalità principale di finanziare le imprese, le quali possono godere del bene per tutta la durata della sua vita tecnica pur senza esserne proprietari e soprattutto senza dover ricorrere alle tipiche forme di finanziamento. Bisogna sottolineare però che l’utilizzatore è esposto anche ad alcuni rischi : per esempio le conseguenze dei vizi, della perdita, del perimento, della mancata o ritardata consegna e dei danni cagionati a terzi ricadono interamente sull’utilizzatore. Lo stesso utilizzatore è gravato inoltre anche dell’obbligo di provvedere alla manutenzione sia ordinaria che straordinaria del bene, anche se generalmente la prassi prevede la contemporanea stipulazione di contratti assicurativi in relazioni ai danni che lo stesso bene può subire o arrecare. Il concedente è così esonerato da ogni responsabilità ed in genere autorizza l’utilizzatore ad esercitare le eventuali azioni giudiziarie esperibili direttamente nei confronti del fornitore. Nonostante il concedente sia esonerato da responsabilità, in capo a lui gravano comunque una serie di obblighi: obbligazione principale è ovviamente la concessione del godimento del bene all’utilizzatore, il quale avverrà con la consegna del bene stesso. L’impresa di leasing però non assume di per sé l’obbligo di consegna né, per la sua natura di finanziatrice, si accolla il rischio della mancata consegna del fornitore. L’obbligo del concedente è solo quello di concordare con il fornitore che il bene verrà da questi consegnato all’utilizzatore nei tempi e con le modalità stabilite tra quest’ultimo e il fornitore. Ma quali sono le conseguenze del mancato adempimento dell’obbligo di consegna sorto da parte del fornitore? Applicando i criteri generali in materia contrattuale si dovrebbe affermare che la mancata consegna comporta la liberazione dell’utilizzatore dall’obbligo di esecuzione della sua prestazione. Ma per il leasing è prevista una diversa disciplina in quanto il rischio per la mancata/ritardata consegna viene addossato all’utilizzatore. Il concedente infatti, come affermato sopra, è esonerato da ogni responsabilità e così l’utilizzatore dovrà agire direttamente nei confronti del fornitore per far valere i propri diritti. Quanto detto per la mancata/ritardata consegna vale anche con riferimento ai vizi del bene. L’esonero dalla garanzia dai vizi è una delle caratteristiche più rilevanti di questa fattispecie: in deroga a quanto previsto dall’art. 1579 c.c., il quale sancisce per la locazione la nullità delle clausole di esclusione delle garanzia per i vizi che rendano impossibile il godimento del bene, nel leasing il concedente inserisce delle clausole che lo esonerano da questa tipologia di garanzia deviando sul fornitore tali responsabilità. L’obbligazione principale dell’utilizzatore consiste nel pagamento dei canoni: in caso di inadempimento il concedente è comunque salvaguardato dalla proprietà del bene. Gli altri obblighi dell’utilizzatore sono, ad esempio, il ricevere in consegna il bene, far buon uso del bene, provvedere alla manutenzione (sia ordinaria che straordinaria), assicurare il bene, etc. Del rischio per la mancata/ritardata consegna e del rischio per i vizi abbiamo già detto sopra. A questi ultimi bisogna aggiungere anche il rischio di perimento del bene e il rischio per i danni a terzi. In caso di perimento del bene (anche fortuito), l’utilizzatore dovrà comunque continuare a pagare i canoni residui. Alcuni contratti di bene oggetto del contratto; altri invece prevedono che, in caso di perdita totale, il leasing si risolve e l’utilizzatore deve corrispondere una somma a titolo di indennità pari al totale del corrispettivo a scadere, maggiorato dell’importo del diritto di azione. Nell’ipotesi di danni a terzi arrecati, anche se indipendenti dall’uso del bene, l’utilizzatore è ritenuto responsabile. Anche questa circostanza è stata a lungo dibattuta in giurisprudenza in relazione al leasing automobilistico: il problema che si poneva era soprattutto quello se responsabile in solido con il conducente ex art. 2054 comma 3 c.c. dovesse essere la società di leasing, in quanto proprietario, o l’utilizzatore, in quanto soggetto con l’effettiva disponibilità del bene. Anche in questo caso la giurisprudenza ritiene l’utilizzatore responsabile in solido con il conducente. (Articolo pubblicato su MAC – Rima Editrice del mese di ottobre 2010)