Diritto Industriale | Che cos'è la contraffazione

Come accennato nei precedenti articoli, il "brevetto" (sia esso un brevetto d'invenzione o d'utilità, un disegno o un modello registrato) conferisce al suo titolare il diritto esclusivo di utilizzarlo e quindi di fabbricare, commercializzare, esportare, ecc… l'oggetto brevettato, vietando a terzi di usufruirne senza il suo consenso.

Ogni uso dell'invenzione brevettata non autorizzato dal titolare del brevetto costituisce contraffazione. Si ha dunque contraffazione ogniqualvolta un soggetto produca e metta in circolazione un "oggetto" (ad es. un macchinario, un divano, un farmaco, un giocattolo, ecc…) identico o simile a quello brevettato. Ma qual è il limite della somiglianza tra copia e originale brevettato? La questione è importante perché, normalmente, il contraffattore non imita pedissequamente l'originale ma tende ad apportarvi delle modifiche in modo tale da evitare che l'oggetto da lui fabbricato possa essere considerato contraffazione dell'altrui brevetto.

Gli accorgimenti generalmente più utilizzati sono: semplificazione ed omissione di parti, complicazioni o aggiunte di parti, variazioni di forma, quantità, colore, ecc… Prima però di affrontare tale questione, è bene premettere che ai fini dell'accertamento della contraffazione di un "brevetto" si deve confrontare il prodotto che si asserisce lesivo del diritto di privativa (la c.d. copia) con il brevetto stesso, così come risulta dall'attestato (titolo, descrizione, disegni e rivendicazioni), e non con i prodotti realizzati in concreto dal titolare della privativa in base a quanto indicato nel brevetto. Ciò premesso, per rispondere alla domanda di cui sopra è opportuno tenere distinti i brevetti per invenzione industriale e d'utilità dai modelli e disegni registrati anche se i concetti che di seguito esporremo sono per lo più validi per entrambi.

- I BREVETTI PER INVENZIONE INDUSTRIALE E D'UTILITA': Si ha contraffazione di un siffatto brevetto quando vengono riprodotti i caratteri essenziali e caratteristici dell'invenzione (la c.d. "idea inventiva"), così come descritta nell'attestato, a nulla rilevando se siano state apportate modificazioni o varianti accessorie e marginali in fase di attuazione. Perché si abbia contraffazione non è dunque necessaria una esatta e precisa imitazione di ogni elemento del brevetto, in quanto eventuali variazioni che non incidano sull'idea essenziale del brevetto non escludono la contraffazione. Si parla di contraffazione anche quando il contraffattore abbia apportato miglioramenti, perfezionamenti o modifiche all'oggetto contraffatto senza però che questi perfezionamenti o miglioramenti modifichino l'idea inventiva posta a base del trovato protetto che rimane sostanzialmente inalterata (questa è la c.d. contraffazione evolutiva).

- DISEGNI E MODELLI REGISTRATI: In questo caso la contraffazione sussiste quando la copia riproduce l'insieme degli elementi formali e decorativi che realizzano il pregio estetico oggetto di registrazione. Si ha dunque contraffazione di un disegno o modello registrato quando la copia, pur differendo da quello registrato, presenta le stesse essenziali caratteristiche formali, è espressione del medesimo concetto ornamentale ed ha lo stesso pregio estetico. A tal proposito è bene sottolineare che il giudizio di identità (il c.d. giudizio di confondibilità) fra il prodotto originale e la sua copia deve essere fatto in base all'impressione generale del prodotto e ad un esame sintetico, in quanto un esame analitico di forme e segni porterebbe, di solito, ad evidenziare una serie di differenze che, invece, non sono normalmente rilevate dal consumatore all'atto della scelta.

Inoltre, il giudizio deve essere fatto non in base ad un confronto diretto fra l'originale e la sua copia bensì mettendo a confronto l'immagine mnemonica che il consumatore possiede di un prodotto con il modello (la copia) che gli viene offerta. Il consumatore, infatti, all'atto dell'acquisto non dispone contemporaneamente della copia e dell'originale e non può procedere ad un esame comparativo diretto, ma può solo confrontare il ricordo che egli ha del prodotto originale (in genere oggetto di campagna pubblicitaria) con la copia che in quel momento gli viene proposta. Infine, la sussistenza della contraffazione di un disegno o modello va accertata adottando il criterio del discernimento presumibile nel consumatore medio e valorizzando l'impressione complessiva che un uomo di media diligenza e di normale spirito di osservazione può ricevere dalla visione degli oggetti che si assumono confondibili.

Il punto di riferimento è dunque il consumatore di media diligenza ed avvedutezza e non certo l'esperto del settore che potrebbe accorgersi anche della presenza di piccole varianti. Chiarito quindi brevemente quando si può parlare di contraffazione, possiamo ora domandarci chi siano coloro che possono essere considerati responsabili di tale opera.

Responsabili della violazione del brevetto non sono solamente i produttori dell'oggetto contraffatto, ma anche coloro che si limitino alla sua commercializzazione. Più ampiamente possiamo affermare che tutti coloro che hanno preso parte alla fabbricazione o alla vendita dei beni contraffatti sono direttamente responsabili nei confronti del titolare del brevetto, sussistendo l'obbligo di rispetto della privativa altrui in capo a costoro, poiché a carico di ciascuno vi è una presunzione di conoscenza del brevetto. Il brevetto, infatti, quale atto amministrativo depositato presso i pubblici registri, si presume noto al pubblico ed è onere degli operatori del settore informarsi circa l'esistenza di un diritto di privativa ed usare la massima diligenza nell'accertare se esista o meno un brevetto. Ciò significa che i contraffattori non possono certo difendersi (ed esonerarsi dalle proprie responsabilità) sostenendo di essere in buona fede e di non essere al corrente dell'esistenza di un brevetto, anche se questo corrisponde al vero.

Ne deriva che il titolare del brevetto non ha l'obbligo di comunicare a terzi che un bene è "brevettato" (ad esempio indicando tale circostanza nei propri cataloghi), anche se una siffatta comunicazione potrebbe ben funzionare quale deterrente. Anzi è auspicabile che gli imprenditori, consapevoli del valore patrimoniale del brevetto e del marchio, imparino a pubblicizzare l'esistenza di tale diritto. Basta ad esempio aggiungere, a seconda dei casi, la specifica "brevettato" oppure "disegno/modello registrato" o, ancora, nel caso specifico dei marchi, affiancare il simbolo ® (registered) o ™ (trade mark). Chiarita la nozione di contraffazione, nel prossimo articolo illustreremo quali azioni giudiziarie la legge mette a disposizione del titolare del brevetto al fine di tutelare i diritti di esclusiva correlati allo stesso .